La Nostra Storia

Appare alla vista come una tradizionale casa colonica, invece contiene uno stupendo esempio di opificio idraulico, un’antica struttura medievale per la molitura dei cereali, accuratamente restaurata, che dopo secoli continua a produrre per poter offrire ancora oggi le sue farine integrali di qualità superiore.

Il Mulino Medievale dei Renzetti è l’unico mulino, nell’Alta Valle del Tevere, ed uno dei pochi almeno in Italia, ancora perfettamente funzionante e che non ha subito alcuna modifica rispetto alla macchina costruita circa sette-otto secoli fa, vi è infatti ragione di credere che, anche per motivi di diffusione socio-culturale, la sua origine possa essere datata nei primi anni del 1200.

Sin da quando se ne ha memoria è di proprietà dalla famiglia Serafini, storicamente una delle principali famiglie di mugnai dell’Alta Valle del Tevere, che continua oggi con gli eredi Piergentili.

E’ sopravvissuto all’avvento dei mulini industriali grazie ad Adelmo Serafini, Annibale Piergentili ed Ermanno Piergentili che lo hanno tenuto in vita con tutte le loro forze per quasi un secolo e, specialmente quel secolo, il ‘900, nel quale tutti gli altri mulini hanno subìto modifiche di ogni tipo, dall’uso di palmenti metallici al  montaggio di motori a scoppio o elettrici, per cercare di sopravvivere all’industria, fino al completo smantellamento nella quasi totalità dei casi.

Adelmo è colui che ha conservato il mulino fino al dopo guerra, periodo in cui era già forte la crisi di questi antichi mulini, della quale ha sofferto molto, per poi lasciarci nel 1954.

E così a prendersi in carico il mulino fu Annibale, marito della figlia di Adelmo, Elda.

“Nino”, come veniva chiamato da tutti, è riuscito a mantenere viva l’attività anche grazie ad attività collaterali come la selezione e pulizia delle sementi per tantissimi coltivatori dell’Alta Valle del Tevere, utilizzando un altro storico macchinario, il vaglio a cilindri, chiamato “il Cilindro” e riuscendo così ad avere sempre sementi di prima qualità.

Dovette cessare l’attività di vendita di farine alimentari negli anni ‘80 quando a questo tipo di mulini venne negata la licenza di produzione (mentre in paesi come l’Olanda già veniva finanziato il recupero dei mulini storici), per continuare la produzione di farine per uso zootecnico, soprattutto con il mulino di ripresa .

Alla fine del ‘800 infatti, all’originaria unità produttiva del mulino medievale fu aggiunto a valle un secondo mulino, detto “di ripresa” in quanto non dispone di un proprio collegamento con il fiume, ma è costruito esclusivamente per sfruttare l’acqua proveniente dal mulino principale più a monte; è del tutto simile al primo ma dedicato appunto principalmente alla molitura di cereali per il bestiame.

E’ rimasto in funzione fino agli inizi degli anni ’90 quando Nino si trovò costretto a cessare la produzione a seguito della costruzione di un nuovo ponte da parte del Comune di San Giustino, che ne distrusse la quasi totalità dell’invaso di accumulo dell’acqua rendendone impossibile l’utilizzo (e’ attualmente in fase di restauro per il ripristino del funzionamento ed utilizzato per visite a scopo didattico e turistico).

L’”Ultimo (vero) Mugnaio”  ha continuato a macinare, anche se per il solo uso familiare, fino a quando ci ha lasciato nel 1994. Da allora, la grande passione e cura del figlio Ermanno ha fatto si che il mulino rimanesse perfettamente funzionante e con i materiali originali, conoscendo l’alba di un nuovo millennio. Per oltre vent’anni ha dedicato il suo tempo libero al mantenimento del mulino e del suo impianto idrico, rendendosi sempre disponibile a mostrarlo e spiegarlo a studenti ed appassionati, senza nemmeno immaginare che sarebbero tornati giorni migliori per questo ed altri mulini.

 

Durante gli anni duemila però le cose hanno iniziato a cambiare; molti hanno capito l’importanza di un’alimentazione sana, purtroppo anche a causa di problemi di salute dovuti al massiccio utilizzo di farine raffinate, e così nel 2010 si sono create le condizioni giuste e sono iniziati i lavori di restauro; si è così aperta per Stefano, figlio di Ermanno, la possibilità di riprendere l’attività di famiglia, avvenuta alla fine dei lavori di restauro, nel 2016.

 

 

È un bellissimo esemplare di mulino ad acqua a ruota orizzontale, detto “a ritrecine”; Il ritreci è il primo mulino della civiltà mediterranea, sembra inventato dai greci e diffuso in Italia mediante le colonie elleniche, dal II secolo a.C. .

Il mulino, infatti, è un’invenzione molto antica, che però non decolla del tutto fino al medioevo, cioè sino a quando vi fu una grande disponibilità di energia muscolare; animali ma soprattutto schiavi.
Plinio il Giovane, nel I secolo d.C. parla di mulini idraulici in Italia, che si sarebbero diffusi poi in tutto l’impero.
È certo comunque che la diffusione capillare di questi impianti si debba all’intervento dei signori rurali e degli ordini monastici (molto spesso Benedettini).
Numerosi documenti storici testimoniano che, nell’Alta Valle del Tevere esistono mulini ad acqua almeno dal 1048 e che, a partire dal basso medioevo ed in particolare dalla fine del XII secolo, si ebbe una notevole diffusione di numerosi mulini ad acqua, non solo nei centri abitati più grandi e ricchi della pianura ma anche nelle piccole valli tra le montagne.
La loro diffusione è dovuta anche alla loro natura; questi mulini infatti riescono a funzionare anche laddove i torrenti hanno una portata d’acqua limitata in quanto il loro funzionamento consiste nel deviare una parte d’acqua dal fiume grazie ad una chiusa, incanalarla in un ruscello (la “Reglia”) per portarla ed immagazzinarla nell’invaso retrostante il mulino (il “Bottaccio”) e sfruttare poi il potenziale di tale riserva.

Il mulino a ruota orizzontale è composto da due macine di pietra poste orizzontalmente l’una sopra l’altra; quella inferiore (chiamata la “Dormiente”) è fissata sul ripiano rialzato dove è montato il mulino, mentre quella sopra (la “Girante”) ruota sopra l’altra permettendo lo schiacciamento dei chicchi e quindi l’ottenimento della farina.

Dalla base del muro frontale del “Bottaccio” parte una condotta che porta l’acqua fino alla grotta sottostante il mulino (dove si trova l’albero a cucchiai) che grazie al dislivello e alla sua sezione conica conferisce all’acqua la pressione sufficiente a far funzionare il mulino.

La macina superiore è collegata in presa diretta con l’albero a cucchiai posto nella grotta sottostante il mulino e quando il mulino viene avviato l’acqua colpisce l’albero a cucchiai mettendo in rotazione la macina superiore.

Il grano viene messo nella tramoggia posta sopra le macine e, cadendo nel foro al centro della macina superiore, viene poi distribuito nello spazio tra le due macine per poi uscire sotto forma di farina nel cassone frontale (la “Cotina”) dove viene raccolta.

Il Mulino Medievale dei Renzetti è situato in Umbria, nell’antico borgo omonimo, posto tra gli Appennini, in una vallata laterale dell’Alta Valle del Tevere: la vallata del torrente Lama. Dal punto di vista orografico, la vallata del torrente Lama inizia dall’abitato di Colle Plinio, sito dell’importante villa “In Tuscis” di Plinio il Giovane e si sviluppa dividendosi nelle tre valli che portano ai valichi appenninici in corrispondenza dei centri abitati di Passano, Cantone e Parnacciano. E’ stato un punto di riferimento per molti abitanti non solo dei paesini ma dell’Alta Valle del Tevere in generale, oltre che per forestieri e pellegrini di passaggio, che usavano i vicini valichi appenninici. Sicuramente lo è stato per i pastori maremmani che, dopo aver sostato a Colle Plinio, da qui transitavano verso le Marche, durante le loro famose “transumanze”. La vallata del torrente Lama infatti, è stata usata fin dal tempo degli antichi Romani come una delle principali vie per raggiungere le Marche e quindi il mare, in quanto sale dolcemente verso i valichi, che in questo punto dell’Appennino sono particolarmente bassi, rendendo più comoda la traversata.

Il Mulino è posto proprio sull’antica strada medievale, cioè l’unica strada esistente fino agli inizi del ‘900 per raggiungere i valichi in prossimità di Cantone e soprattutto di Parnacciano.

E’ testimone di tutto ciò il ponte medievale situato di fronte al mulino, che è stato fino agli inizi degli anni ‘90 l’unica via di accesso al borgo dei Renzetti, per essere lasciato poi in stato di abbandono in seguito alla costruzione di un nuovo ponte in cemento a neanche dieci metri di distanza da parte del Comune di San Giustino.

E’ ancora oggi visibile grazie ad Ermanno Piergentili che (oltre ad aver salvato il mulino) nel 2015 ne ha preso in carico la gestione e ha reso possibile i lavori di restauro e salvaguardia permettendo così l’utilizzo pedonale dell’antico ponte per chi visita il mulino.

Intorno alla metà del ‘900 nel Comune di San Giustino vi erano 5000 abitanti e 26 mulini funzionanti; In Umbria ve ne erano circa trecento; in poco più di mezzo secolo sono gradualmente scomparsi nel silenzio e nella disattenzione più totale.

In Alta valle del Tevere tutti hanno cessato la loro attività escluso il Mulino dei Renzetti che ancora oggi macina esattamente come alle sue origini. Le elevate produzioni dei mulini industriali a cilindri e l’introduzione dell’elettricità come forza motrice, hanno demolito la resistenza dei mugnai e soppiantato tutte le turbine idrauliche. Al posto di tanti mulini disseminati nel territorio ne vennero costruiti pochi con maggiori rendimenti nelle frazioni principali a grave discapito della qualità del prodotto e della salute dell’uomo.

Appassionati, curiosi, turisti e studiosi sono invitati a visitare questo sito esemplare per mantenere viva la memoria della vita rurale e per sostenere una politica di recupero e tutela di queste strutture, veri e propri musei nel territorio. Ma forse è difficile considerare come bene culturale un impianto “rozzo” come il mulino, ancora di più se non è contrassegnato dalla “vetustà” che qui però non manca. Annibale Piergentili aveva avuto, già negli anni ‘80, un’importante intuizione: “L’Ultimo Mugnaio” con i suoi mulini e questi luoghi ricchi di storia e tradizioni, devono essere a disposizione della collettività per dare nuova vita a questi antichissimi impianti, per continuare a raccontare storie di acqua e di farina, per tornare in mezzo alla natura seppure per un paio d’ore: il tempo di una macinata, una passeggiata e soprattutto un’infarinata di ricordi per mantenere viva una delle tante, troppe, “Memorie Storiche” che in Italia stiamo lasciando andar perdute, per sempre!

CONTATTI

Mulino Medievale dei Renzetti

Renzetti, 06016
San Giustino (PG)
Umbria, Italia

info@mulinorenzetti.it

Tel: (+39) 0758583023

Mob: (+39) 3277047704

COME RAGGIUNGERCI

Dalle uscite della E45 di SanGiustino o di Selci Lama, raggiungere l’abitato di Lama e seguire le indicazioni per il “Mulino Medievale Loc. Renzetti” situato lungo la SP200 di Parnacciano a circa 5 km da Lama.

GOOGLE MAPS:
Mulino Medievale Renzetti

COORIDNATE GPS:

43.547417, 12.266128
43°32’50.7″N 12°15’58.1″E